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Un’altra Terra tra le stelle?

C’è vita oltre la nostra nell’Universo?

Questa è una di quelle domande che, per quanto secondaria alle priorità della maggior parte di noi, almeno una volta ci si trova a porsi.

Voglio presentarvi allora un pianeta che forse la vita potrebbe ospitarla per davvero: Wolf 1061 C, che prende il nome dalla stella omonima attorno a cui orbita. La stella porta il nome dell’astronomo tedesco Max Wolf, il primo ad individuarla nel 1919.

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Una simulazione grafica di una Nana Rossa con un pianeta orbitante.

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In questa simulazione, la zona verde è proprio quella della fascia abitabile che descriviamo nell’articolo.

Secondo una recente scoperta infatti la stella Wolf 1061, una nana rossa distante 14 anni luce da noi, è parte di un sistema solare in miniatura formato da ben 3 pianeti, di cui Wolf 1061 C è il centrale.

Stando a tale scoperta però, il pianeta pare proprio orbitare all’interno di quella che è definita la fascia abitabile! Questa zona infatti rappresenta la regione di un sistema solare in cui la distanza dal Sole è quella giusta per permettere l’acqua di esistere allo stato liquido.(Tanto per intenderci, è la regione in cui si trova il nostro pianeta Terra).

Avere acqua allo stato liquido è infatti uno fra i requisiti più importanti per la riproduzione degli organismi viventi.

Il sistema planetario formato da Wolf 1061 è dunque sotto i riflettori della comunità scientifica internazionale, ma informazioni dettagliate (ad esempio sulla composizione chimica dell’atmosfera del pianeta) saranno disponibili solo successivamente al lancio del James Webb Space Telescope, successore dell’ormai famoso telescopio Hubble che, nell’ottobre del 2018, terminerà egregiamente i suoi 28 anni di carriera.

Ma.. già che ci siamo.. abbiamo idea di come si faccia a trovare questi pianeti?

Appena proviamo ad osservare il cosmo attraverso un telescopio, ci troviamo di fronte ad uno scenario di questo genere:

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Bella fatica cercare un pianete in questo marasma!

Il metodo del rilevamento diretto infatti(cioè punto un telescopio e becco un pianeta), sebbene sia il più “intuitivo”, funziona solo per piccole distanze.. o se siamo estremamente fortunati! Quando ci avventuriamo nel profondo cosmo invece si fa uso di quelli che vengono detti metodi di rilevamento indiretto. Ne esistono di svariati, qui descrivo solo i due più famosi:

Metodo delle velocità radiali

Partiamo dal presupposto che ogni pianeta è sorgente di luce/radiazioni (ogni oggetto lo è, anche il nostro corpo).

Se un certo pianeta orbita attorno ad una stella e noi ci mettessimo ad osservare la luce che questo emette, cominceremmo a notare un “dondolio” nella frequenza di questa luce, dovuto al fatto che il pianeta si allontana e si avvicina periodicamente, man mano che ruota attorno alla sua stella.

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Un esempio della luce raccolta(spettro) da una stella. Senza la pretesa di essere rigorosi, potete immaginare che siano le righe nere a “dondolare” da destra a sinistra.

Gli astronomi allora, studiando gli spettri luminosi, si accorgono di questi dondolii riuscendo così a dedurre l’esistenza di un pianeta, nella regione in cui stanno osservando.

Metodo del transito

Questo è certamente il metodo più famoso.

Si basa su un ragionamento abbastanza intuitivo: ogni volta che un oggetto opaco passa davanti ad una fonte luminosa, ne diminuisce l’intensità. Possiamo riprodurlo facilmente, facendo scorrere una penna davanti ad una lampadina!

Se fossimo allora degli astronomi e stessimo osservando la luce proveniente da una stella, la diminuzione dell’intensità di questa ci farebbe intuire che qualcosa(un pianeta) stia transitando davanti alla stella stessa.

Bene! Abbiamo adesso un’idea di come si possa trovare un pianeta orbitante in qualche parte dello spazio profondo. Ahimè però non basta. Servono a questo punto numerosissimi (oltre che complicatissimi) altri metodi per stimarne la posizione, la massa, la composizione atmosferica di questo pianeta ecc…

Non è affatto qualcosa di semplice.

Possiamo immaginare allora che sia ancora più complicato trovarne uno che abbia tutte le condizioni di abitabilità necessarie. Ad esempio la giusta distanza dalla stella: un pianeta troppo vicino avrebbe una temperatura troppo alta e brucerebbe l’atmosfera; al contrario sarebbe troppo freddo e parimenti inospitale.

Non solo. Anche la durata dell’esposizione alla luce solare è importante per i ritmi biologici degli organismi che abitano un pianeta e, sfortunatamente, non è così facile trovare pianeti in cui le giornate durino 24 ore.

Sembra insomma che per il momento siamo gli unici inquilini di questo immenso palazzo chiamato Universo.

E voi? Cosa pensate a riguardo? Credete che lassù da qualche parte esista vita oltre la nostra? Oppure siamo una rarità?

Con queste domande vi saluto e vi auguro un buon fine settimana! Alla prossima!

Siamo tutti alla ricerca di risposte, ma non esistono risposte senza domande. Ed è proprio per questo che ti invito a fare più domande possibili! Le domande ci aiutano a compiere passi avanti nella comprensione delle cose. Le tue domande sono carburante per le mie ricerche, i miei approfondimenti ed i miei articoli. Quindi non esitare, io ti aspetto! 

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5 thoughts on “Un’altra Terra tra le stelle?

  1. Ciao Luigi, nonostante la mia scarsa preparazione su questo argomento la curiosità non mi manca e credo che quella sia già prova che qualcos’altro c’è oltre a noi terrestri. Quando qualcosa ci arde dentro per me che sono credente è un segno divino positivo, come quello che ci spinge a cercare per scavare sempre di più all’interno di noi stessi. Né più né meno di questo. Sono convinta per esperienza che più cerchiamo la materia e più questa di rimando ci apre mondi infiniti nel campo delle idee e dello spirito. I più grandi poeti hanno composto meraviglie osservando il cielo e trovando ispirazione dentro di sé partendo dal di fuori. Non è così?
    Grazie per aver risvegliato il mio interesse per questo tipo di ricerca che avevo abbandonato anche solo per una breve lettura. A presto!
    Vicky

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  2. Oh certo che c’è vita. Sicuramente si sarà sviluppata a condizioni non adatte a noi. In fondo anche qui sulla Terra ci sono organismi detti estremofili che si sono adattati a vivere in condizioni non comunemente congeniali alla vita.
    Dico solo di non perdere le speranze e di non fermarci a cercare solo Terra2 😉

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